Valori personali: elenco, esempi e come scoprire i tuoi
Un elenco da cui partire, ma soprattutto un modo per capire quali valori sono davvero tuoi: guardando le scelte che fai, non le parole che ti piacciono.
Guida divulgativa: non è una diagnosi e non sostituisce il parere di uno psicologo o di un medico.

I valori personali sono ciò che per te conta davvero nella vita, e che usi per scegliere e per giudicare: libertà, onestà, famiglia, sicurezza, creatività. Non sono obiettivi da spuntare né regole imposte da fuori: sono direzioni. Qui trovi un elenco di 60 valori in 10 gruppi, ognuno con un esempio, e un esercizio di scrittura in 4 passi per scoprire i tuoi. I valori veri si riconoscono meglio dalle scelte e dalle emozioni che dalle parole che ti piacciono: un momento di pienezza, uno di rabbia e una scelta difficile dicono più di qualunque lista.
Cosa sono i valori personali?
I valori personali sono le cose che per te contano di più nella vita e che ti guidano quando scegli o giudichi. Sono legati alle emozioni: se un valore viene minacciato ti agiti, se puoi viverlo stai bene. Valgono in tante situazioni e hanno un ordine di importanza, diverso per ognuno.
Se qualcuno ti chiede «quali sono i tuoi valori?», la risposta arriva in fretta: onestà, rispetto, famiglia. Parole giuste, che però non aiutano quando devi scegliere tra un lavoro sicuro e uno che ti appassiona. Qui passiamo dalle parole ai fatti: è un tassello del lavoro più ampio descritto nella guida pratica per conoscere se stessi.
Una descrizione chiara viene dallo psicologo Shalom Schwartz, la cui teoria è stata messa alla prova con dati di 82 paesi (Schwartz, 2012). Secondo lui, tutti i valori:
- sono legati alle emozioni: chi tiene all'indipendenza si agita se la sente minacciata ed è felice quando può viverla;
- indicano mete che spingono ad agire;
- valgono in tante situazioni: l'onestà conta al lavoro, in famiglia e con gli sconosciuti;
- fanno da metro per giudicare azioni e persone, quasi sempre senza che tu te ne accorga;
- hanno un ordine: per qualcuno viene prima il successo, per qualcun altro la giustizia.
Secondo Schwartz, poi, ti accorgi dei tuoi valori soprattutto quando due di quelli a cui tieni tirano in direzioni opposte. Il resto del tempo lavorano in silenzio: per questo si vedono meglio nelle scelte e nelle emozioni che nelle parole.
Che differenza c'è tra valori, obiettivi, bisogni e regole?
Un obiettivo si raggiunge e si spunta; un valore è una direzione che non si esaurisce mai. Un bisogno è qualcosa che ti manca. Una regola dice come comportarsi in una situazione precisa. I valori stanno in mezzo: nascono da bisogni comuni a tutti, orientano gli obiettivi e decidono quali regole accetti.
| Concetto | Cos'è | Esempio |
|---|---|---|
| Valore | Una direzione che conta per te in tante situazioni. Non finisce mai. | Imparare |
| Obiettivo | Una meta concreta: si raggiunge e si spunta. | Prendere una laurea |
| Bisogno | Qualcosa che ti manca. Se resta insoddisfatto si fa sentire, spesso con un'emozione. | Riposo, sicurezza, vicinanza |
| Regola | Un'indicazione su come comportarsi in una situazione precisa, con dentro un «si deve». | «Al lavoro si risponde entro sera» |
Prendere una laurea è un obiettivo: un giorno è fatto. Imparare può essere un valore per tutta la vita. È l'esempio di Kelly Wilson e colleghi (2010), che descrivono i valori come direzioni in cui si viaggia, più che mete a cui si arriva. Gli obiettivi sono le tappe: per sceglierli e seguirli c'è il diario degli obiettivi.
I bisogni vengono prima. Per Schwartz (2012) i valori nascono da tre esigenze universali: quelle del corpo, della convivenza con gli altri e del benessere dei gruppi. Il bisogno è la spinta; il valore è la meta che ne ricavi e le parole con cui ne parli agli altri. Leggere il bisogno sotto un'emozione è il cuore dell'intelligenza emotiva.
Le regole dicono come ci si deve comportare in un gruppo: «al capo non si dice di no». Secondo Schwartz sono i valori a decidere se una regola la accetti o la rifiuti. Un «devo» senza nessun valore tuo dietro è spesso una voce presa in prestito, la stessa che alimenta il critico interiore.
Quali sono i valori personali? Elenco di 60 valori con esempi
Non esiste un elenco ufficiale. Le ricerche di Shalom Schwartz hanno individuato dieci grandi famiglie di valori, riconosciute in quasi tutte le culture studiate: autodirezione, stimolazione, edonismo, successo, potere, sicurezza, conformità, tradizione, benevolenza e universalismo. Qui sotto trovi 60 valori divisi in questi dieci gruppi, ciascuno con un esempio concreto.
Usa l'elenco come uno specchio, non come un menu: segna i valori che ti fanno reagire, anche con fastidio. I gruppi seguono il cerchio di Schwartz, in cui i vicini si somigliano e i lontani si contrastano. I valori sono in parte del suo questionario, in parte d'uso comune; gli esempi sono costruiti per questa guida.
1. Autonomia (autodirezione)
Libertà, indipendenza, creatività, curiosità, autenticità, scegliere i propri obiettivi. Si vede quando rinunci a una promozione piena di procedure pur di decidere tu come lavorare. Fa male quando qualcuno controlla ogni tuo passo.
2. Novità e avventura (stimolazione)
Avventura, novità, varietà, sfida, audacia, spontaneità. Si vede quando scegli il viaggio senza programma al posto del villaggio già prenotato. Fa male quando i mesi passano tutti uguali.
3. Piacere (edonismo)
Piacere, divertimento, godersi la vita, leggerezza, gioco, umorismo. Si vede quando difendi il sabato libero per una cena lunga con gli amici. Fa male quando ogni pausa diventa un senso di colpa.
4. Realizzazione (successo)
Ambizione, successo, competenza, determinazione, impegno, intelligenza. Si vede quando accetti il progetto più difficile per mostrare quanto vali. Fa male quando il merito del tuo lavoro va a qualcun altro.
5. Status e influenza (potere)
Autorità, leadership, ricchezza, prestigio, riconoscimento sociale, buona reputazione. Si vede quando scegli il ruolo con lo stipendio più alto e l'ultima parola. Fa male quando le tue decisioni vengono scavalcate davanti a tutti.
6. Sicurezza e stabilità (sicurezza)
Sicurezza, stabilità, salute, ordine, protezione della famiglia, senso di appartenenza. Si vede quando preferisci il posto fisso a un'offerta più interessante ma incerta. Fa male quando non sai cosa succederà il mese prossimo.
7. Rispetto delle regole (conformità)
Educazione, autodisciplina, responsabilità, affidabilità, puntualità, rispetto per genitori e anziani. Si vede quando mantieni la parola data anche se ti costa. Fa male quando qualcuno salta la fila o alza la voce in pubblico.
8. Tradizione e radici (tradizione)
Tradizione, radici, fede, spiritualità, umiltà, moderazione. Si vede quando il pranzo della domenica in famiglia non si salta mai. Fa male quando qualcuno ride delle usanze di casa tua.
9. Cura delle persone vicine (benevolenza)
Onestà, lealtà, amicizia, amore, generosità, perdono. Si vede quando passi il sabato ad aiutare un'amica a traslocare. Fa male quando una persona cara ti dice una bugia, anche piccola.
10. Giustizia e mondo (universalismo)
Giustizia, uguaglianza, apertura mentale, saggezza, pace, rispetto per la natura. Si vede quando scegli un'azienda anche per come tratta persone e ambiente. Fa male quando qualcuno viene escluso per come è.
In media, in quasi tutti i paesi studiati, in cima ci sono benevolenza, universalismo e autodirezione, in fondo potere, tradizione e stimolazione (Schwartz, 2012). Se ti escono onestà, giustizia e libertà, sei in buona compagnia: ti distinguono l'ordine e le rinunce.
Perché non basta scegliere i valori da una lista?
Perché da una lista si scelgono le parole che suonano bene, e suonano bene quasi tutte: chi direbbe di non tenere all'onestà? I valori che ti guidano davvero si vedono altrove: in cosa scegli quando devi rinunciare a qualcosa e in cosa ti fa arrabbiare.
Gregory Maio e James Olson (1998) hanno descritto i valori come «verità ovvie», in inglese truisms: condivise da quasi tutti e messe in discussione di rado. Nei loro esperimenti, quando le persone analizzavano le ragioni di un valore, il giudizio su quel valore cambiava: segno, per gli autori, che spesso dietro mancano ragioni pensate.
Anche i comportamenti, da soli, possono ingannare. Anat Bardi e Shalom Schwartz (2003) hanno visto che stimolazione e tradizione si riflettono molto in quello che le persone fanno, mentre sicurezza, conformità, successo e benevolenza molto poco. Una possibile ragione, secondo gli autori, sono le pressioni sociali: certe cose si fanno perché ci si aspetta che le facciamo. Aiutare spesso gli altri non vuol dire per forza mettere la benevolenza al primo posto.
Per questo l'esercizio che segue guarda insieme le scelte che costano e le emozioni, e chiede di scriverle: sulla pagina le parole che ti piacciono si separano dai fatti. Se scopri valori presi in prestito dagli altri, la guida su come capire cosa vuoi davvero ti aiuta a ritrovare la tua voce.
Come trovare i propri valori con un esercizio di scrittura?
Ti bastano un quaderno e quattro sere da dieci minuti. Scrivi un momento di pienezza, poi uno di rabbia o di fastidio, poi una scelta difficile, e ogni volta chiediti quale valore era in gioco. La quarta sera rileggi, raggruppa le parole che tornano e scegli i tuoi cinque valori principali, in ordine.
Non serve scrivere bene né fare tutto in una sera. Ogni passo ha tre domande: parti dai fatti, poi passa a quello che hai provato. È il principio del journaling guidato: una domanda precisa al posto della pagina bianca.
1. I momenti di pienezza
Ripensa a due o tre momenti in cui eri esattamente dove volevi essere, anche piccoli. Per ognuno:
- Dove ero, con chi, cosa stavo facendo?
- Cosa, di preciso, rendeva quel momento così pieno?
- Quale valore stavo vivendo, senza saperlo?
La seconda risposta è quella che conta. Se le parole non arrivano, torna all'elenco o prendi in prestito una delle 100 domande per conoscere se stessi.
2. I momenti di rabbia o di fastidio
Dietro la rabbia c'è spesso un valore calpestato: è il legame tra valori ed emozioni descritto da Schwartz, visto dal lato dell'offesa. Ripensa a due episodi che ti hanno fatto arrabbiare più del previsto.
- Cosa è successo, esattamente?
- Cosa mi è sembrato ingiusto, o inaccettabile?
- A cosa devo tenere molto, per reagire così?
Se ti brucia che un collega si prenda il merito del tuo lavoro, forse per te contano il riconoscimento o la giustizia. E se di solito la rabbia la ingoi, la guida sulla rabbia repressa ti aiuta a riconoscerla.
3. Le scelte difficili
Pensa a una scelta in cui hai rinunciato a qualcosa: un lavoro, una città, una relazione.
- Tra cosa ho scelto, davvero?
- Cosa ho protetto, e cosa ho lasciato andare?
- Oggi rifarei la stessa scelta? Perché?
Le scelte che costano sono le più sincere: lì due valori si sono scontrati e uno ha vinto. Se la scelta è ancora aperta, prova il metodo per scrivere per decidere.
4. I tuoi cinque valori fondanti
La quarta sera rileggi e sottolinea le parole che tornano. Raggruppa quelle che dicono la stessa cosa: «decidere da me» e «nessuno che mi controlla» dicono entrambe autonomia. Poi:
- tieni i cinque che tornano più spesso o pesano di più;
- mettili in ordine: se dovessi rinunciare a uno, quale lasceresti per primo?
- riscrivili con parole tue: non «famiglia», ma «esserci per mia sorella quando ha bisogno».
L'ordine conta. Secondo Schwartz (2012), a orientare comportamenti e opinioni non è l'importanza di un singolo valore, ma il compromesso tra i valori in gioco.
Un esempio, costruito per questa guida (non è la pagina di una persona reale):
Pienezza: il fine settimana in cui ho rifatto la camera con le mie mani, senza chiedere niente a nessuno. Rabbia: mio fratello che decide le vacanze di tutti senza chiedermelo. Scelta: ho rifiutato il trasferimento a Milano, che pagava di più, per restare vicino a mia madre. Parole che tornano: fare da me, decidere, restare vicino. Valori: famiglia, poi autonomia.
Perché scrivere? Scrivere dei propri valori è l'esercizio tipico degli interventi di «affermazione di sé»: nella loro rassegna, Geoffrey Cohen e David Sherman (2014) spiegano che questo allarga lo sguardo su di sé e sulle proprie risorse, così una minaccia pesa meno sull'idea che hai di te. E già James Pennebaker (1997) legava i benefici della scrittura ai cambiamenti nel modo di pensare e di usare le parole. Il quadro, con i suoi limiti, è nei benefici del journaling secondo la scienza.
Per una traccia pronta di più settimane ci sono i percorsi di journaling guidato a capitoli, un tema alla volta.
Valori personali e professionali: cosa dire a un colloquio?
I valori professionali sono i tuoi valori personali applicati al lavoro: come lavori, con chi e per cosa. A un colloquio scegline due o tre veri, non i più belli, e per ognuno racconta un episodio concreto: «affidabilità», detta da sola, non dice niente a chi ti ascolta.
Esempi di valori professionali: affidabilità, competenza, collaborazione, autonomia, onestà, crescita, attenzione al cliente. Per ognuno prepara tre righe: la situazione, cosa hai fatto, com'è andata. Poi chiedi tu quali comportamenti premia l'azienda: un lavoro contro i tuoi valori principali rischia di pesarti ogni giorno. E se ti costa dire cosa conta per te, la guida all'assertività ha esercizi per farlo senza scusarti.
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Cosa fare quando due valori sono in conflitto?
Succede a tutti: libertà e sicurezza, carriera e famiglia, sincerità e quieto vivere. Non devi eliminarne uno. Chiediti quale conta di più in questa situazione e per quanto tempo, poi trova un gesto diverso, in un altro momento, per il valore che sacrifichi: una sola scelta raramente li soddisfa entrambi.
Alcuni conflitti sono prevedibili. Nel cerchio di Schwartz (2012) i gruppi opposti tirano in direzioni contrarie, e due tensioni compaiono quasi ovunque: il cambiamento (autodirezione, stimolazione) contro la conservazione (sicurezza, conformità, tradizione), e l'affermazione di sé (successo, potere) contro l'attenzione agli altri (benevolenza, universalismo). Nella vita di ogni giorno diventano:
- autonomia contro sicurezza: mettersi in proprio o tenere lo stipendio fisso;
- realizzazione contro cura delle persone vicine: la promozione con le trasferte o le sere a casa;
- novità contro tradizione: il Natale dall'altra parte del mondo o quello di sempre.
Schwartz aggiunge un'osservazione pratica: valori in tensione si possono perseguire entrambi, ma non con un unico gesto. Servono gesti diversi, in momenti e luoghi diversi. In tre passi:
- Scrivi cosa ti chiede ciascun valore, in concreto: non «la famiglia», ma «a casa per cena tre sere a settimana».
- Decidi quale viene prima adesso, e per quanto: un anno di trasferte non è una vita intera.
- Dai un posto all'altro valore: se scegli la carriera, una sera a settimana diventa intoccabile.
Nei passaggi di vita, come un figlio, un trasloco o una perdita, l'ordine dei valori può rimescolarsi, ed è normale. Per attraversarli scrivendo c'è la guida su come affrontare un cambiamento.
Come usare i valori nelle scelte di tutti i giorni?
Trasformali in domande. Prima di dire sì a un impegno, chiediti a quale dei tuoi cinque valori serve. Una volta a settimana dai due voti da 1 a 10 a ogni valore: quanto conta per te e quanto le tue azioni gli sono andate dietro. Dove la distanza è più grande, c'è il prossimo passo.
L'idea viene dal questionario di Kelly Wilson e colleghi (2010) sul vivere secondo i propri valori: dieci aree della vita, dalla famiglia alla cura del corpo, ognuna con due voti da 1 a 10, per l'importanza e per la coerenza delle azioni nell'ultima settimana. Nel loro secondo studio, su 253 studenti universitari, l'importanza media era quasi 9, la coerenza circa 7.
A te bastano i tuoi cinque valori e una pagina, la domenica sera. Se preferisci ragionare per aree, la ruota della vita fa un lavoro simile. Poi usa i valori così:
- Per dire sì o no. Se un impegno non serve a nessuno dei tuoi valori, è un buon candidato per un no gentile: ecco come imparare a dire di no senza sentirti in colpa.
- Per le giornate piene. Un gesto piccolo per il valore più trascurato: se conta l'amicizia e da un mese non senti nessuno, oggi basta un messaggio.
- Per rileggere. Una volta al mese chiediti dove è andato il tuo tempo; a dicembre, il bilancio di fine anno ti aiuta a tirare le somme.
Se la distanza resta grande per settimane, non è un fallimento ma un'informazione. Chiediti cosa ti frena, senza farti il processo: a volte è la paura di sbagliare, a volte un'abitudine all'autosabotaggio.
Quando è il caso di parlarne con un professionista?
Se da settimane la domanda «cosa conta per me?» ti lascia un senso di vuoto, di colpa o di confusione, o se un conflitto tra valori ti toglie sonno e serenità, parlarne con uno psicologo o una psicologa può aiutare. Non serve una crisi: basta non riuscire a muoverti per conto tuo.
Cercare i propri valori è un modo per conoscersi, non una cura. Chiedi aiuto a una persona preparata se:
- la domanda su cosa conta arriva dopo una perdita o una separazione;
- da settimane l'umore basso ti toglie energia, sonno o voglia di vedere gli altri;
- scrivere di queste cose ti lascia peggio per giorni, non per un'ora.
Le pagine del diario possono accompagnare quel lavoro. Se arrivano pensieri di farti del male, non aspettare: chiedi aiuto subito, al tuo medico o al 112.
Come ti aiuta Deva?
Per conto tuo, è facile fermarsi alla prima risposta, quella che suona bene. Deva parte da ciò che scrivi e ti rilancia una domanda dopo l'altra, fino a cinque, finché da «famiglia» arrivi a cosa ti serve davvero. Dopo ogni diario ricevi una riflessione; col tempo vedi le emozioni che ritornano e la mappa delle tue aree. Nel percorso «Trovare la tua Missione» un capitolo cerca i valori che guidano già le tue scelte. Con l'account gratuito hai tre diari con la riflessione e un percorso guidato. Comincia gratis.
Fonti
- Bardi, A., & Schwartz, S. H. (2003). Values and behavior: Strength and structure of relations. Personality and Social Psychology Bulletin, 29(10), 1207-1220. doi.org/10.1177/0146167203254602
- Cohen, G. L., & Sherman, D. K. (2014). The psychology of change: Self-affirmation and social psychological intervention. Annual Review of Psychology, 65, 333-371. doi.org/10.1146/annurev-psych-010213-115137
- Maio, G. R., & Olson, J. M. (1998). Values as truisms: Evidence and implications. Journal of Personality and Social Psychology, 74(2), 294-311. doi.org/10.1037/0022-3514.74.2.294
- Pennebaker, J. W. (1997). Writing about emotional experiences as a therapeutic process. Psychological Science, 8(3), 162-166. doi.org/10.1111/j.1467-9280.1997.tb00403.x
- Schwartz, S. H. (2012). An overview of the Schwartz theory of basic values. Online Readings in Psychology and Culture, 2(1). doi.org/10.9707/2307-0919.1116
- Wilson, K. G., Sandoz, E. K., Kitchens, J., & Roberts, M. (2010). The Valued Living Questionnaire: Defining and measuring valued action within a behavioral framework. The Psychological Record, 60(2), 249-272. doi.org/10.1007/BF03395706
Domande frequenti
Quali sono i 10 valori fondamentali?
Secondo la teoria dello psicologo Shalom Schwartz, i valori di base riconosciuti in quasi tutte le culture sono dieci: autodirezione, stimolazione, edonismo, successo, potere, sicurezza, conformità, tradizione, benevolenza e universalismo. Sono famiglie più che singole parole: dentro ci stanno valori come libertà, avventura, piacere, ambizione, prestigio, stabilità, educazione, fede, lealtà e giustizia. Lo stesso Schwartz scrive che dividerli in dieci è una comodità.
Quali sono i valori più importanti nella vita?
Non esiste una classifica che valga per tutti: conta il tuo ordine. In media, però, nelle ricerche di Schwartz in decine di paesi tornano in cima la benevolenza (onestà, lealtà, cura di chi ti è vicino), l'universalismo (giustizia, rispetto per tutti) e l'autodirezione (libertà, creatività); in fondo ci sono potere, tradizione e stimolazione. Per capire i tuoi, guarda cosa scegli quando devi rinunciare a qualcosa.
Che differenza c'è tra valori personali e valori morali?
I valori morali riguardano il giusto e lo sbagliato nel modo di trattare gli altri: onestà, giustizia, rispetto. I valori personali sono più ampi: comprendono quelli morali, ma anche cose che non c'entrano con il bene e il male, come avventura, creatività, piacere o stabilità. Amare la novità non rende una persona migliore o peggiore di chi ama la tradizione: dice solo cosa la muove.
I valori personali possono cambiare nel tempo?
Sì, soprattutto il loro ordine. L'avventura che a vent'anni era in cima può lasciare il posto alla stabilità quando arriva un figlio, e magari tornare dopo. Anche Kelly Wilson e colleghi (2010), nel loro questionario sui valori, ricordano che un'area della vita può contare di più, o in modo diverso, in momenti diversi. Per questo conviene rifare l'esercizio di scrittura una volta l'anno.
Cosa sono i valori fondanti di una persona?
Sono i pochi valori che vengono prima degli altri e su cui si regge il resto: quelli a cui non rinunceresti nemmeno se ti costasse. Conviene tenerne pochi, da tre a cinque, e metterli in ordine. Non coincidono per forza con quelli che dichiari: li riconosci dalle scelte fatte quando qualcosa andava perso e da ciò che ti fa arrabbiare quando viene calpestato.
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