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Bilancio di fine anno: 30 domande per chiudere l'anno e ripartire

Non un elenco di buoni propositi: un modo per guardare l'anno che chiudi con onestà e gentilezza. Le domande, il metodo e cosa farne a gennaio.

Di Sara·6 fonti verificate

Guida divulgativa: non è una diagnosi e non sostituisce il parere di uno psicologo o di un medico.

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In breve

Un bilancio di fine anno è il momento in cui fai il punto sulla tua vita prima che l'anno finisca: guardi cosa è successo, riconosci cosa hai provato e imparato, scegli cosa lasciare e cosa portare con te. Non è una pagella né una lista di buoni propositi. Si fa in tre passi, in un'ora o due, anche in più sere. Qui trovi 30 domande in 5 aree, un esercizio per il bilancio emotivo e un modo per trasformare ciò che scopri in una, due o tre intenzioni concrete. Funziona anche al compleanno, a settembre o alla fine di un periodo.

Cos'è un bilancio di fine anno?

È un momento in cui ti fermi a guardare l'anno che finisce: cosa è successo, cosa hai provato, cosa hai imparato e cosa vuoi portare con te. Non è un esame né una lista di propositi. È un bilancio personale, fatto con onestà e senza processi, che si chiude con poche scelte concrete per l'anno nuovo.

Dicembre arriva sempre di corsa. Tra regali, cene e chat di gruppo, l'anno si chiude da solo, senza che tu abbia avuto il tempo di guardarlo. A gennaio scrivi in fretta una lista di propositi, e a febbraio non ricordi più dove l'hai messa.

Il bilancio di fine anno serve a fermarsi prima. Una precisazione: qui non parliamo del bilancio d'esercizio di un'azienda né della valutazione di fine anno scolastico, ma del punto sulla tua vita. Invece di chiederti chi sei in astratto, guardi dodici mesi veri. Il quadro più ampio è nella guida pratica per conoscere se stessi.

La parola bilancio viene da bilancia: si tratta di pesare, non di giudicare. Sui due piatti metti quello che l'anno ti ha dato e quello che ti ha tolto, e solo dopo scegli cosa tenere. Chi salta subito ai buoni propositi decide il futuro senza aver guardato il passato.

Come si fa un bilancio personale di fine anno?

In tre passi. Guardi indietro: raccogli i fatti dell'anno, aiutandoti con calendario, foto e messaggi. Riconosci: dai un nome a cosa hai provato e imparato, senza giudicarti. Scegli: decidi cosa lasciare e cosa portare, in una, due o tre intenzioni concrete. Servono da una a due ore, anche divise in tre sere.

In pratica è un journaling guidato su un tema solo, l'anno che finisce. Ti servono un'ora o due senza interruzioni, un quaderno o un file vuoto e gli archivi del tuo anno: calendario, foto, chat. A dicembre, infatti, è facile ricordare bene novembre e quasi niente di marzo.

PassoCosa faiDomande guidaTempo
1. Guardare indietroScorri calendario, foto e messaggi mese per mese e scrivi i fatti, senza commentarliCosa è successo? Cosa è cambiato?30-40 minuti
2. RiconoscereRileggi la lista, dai un nome alle emozioni e segna cosa hai imparatoCosa ho provato? Cosa ho capito?20-30 minuti
3. ScegliereDecidi cosa lasciare e cosa portare, e scrivi da una a tre intenzioniCosa lascio? Cosa porto con me?15-20 minuti

1. Guardare indietro: prima i fatti

Scrivi i dodici mesi uno sotto l'altro e accanto a ognuno da uno a tre fatti: un viaggio, un cambio di lavoro, un incontro, una sera che ricordi. Solo fatti, niente commenti. Un mese vuoto va bene: a volte un mese tranquillo è stato un buon mese.

2. Riconoscere: dare un nome, senza giudicare

Rileggi la lista e chiediti, per ogni fatto importante, cosa hai provato e cosa ti ha insegnato. Descrivi, non giudicare: non «ho sprecato la primavera», ma «in primavera ho dormito poco e rimandato tutto». La prima frase è una sentenza, la seconda un'informazione su cui puoi lavorare.

James Pennebaker (1997), riassumendo dieci anni di studi, scriveva che mettere per iscritto le proprie esperienze emotive è seguito da miglioramenti della salute fisica e mentale. Sfogarsi può contribuire, ma a predire una salute migliore erano i cambiamenti nel modo di pensare e nel linguaggio mentre si scrive. Non basta elencare: serve capire.

3. Scegliere: cosa lascio, cosa porto

Solo adesso guardi avanti. Dividi una pagina in due colonne: a sinistra cosa lasci in quest'anno (abitudini, impegni, pensieri, a volte un'idea di te che non ti somiglia più), a destra cosa porti con te. Da qui nascono le intenzioni.

Se la colonna di destra resta vuota, il nodo forse è a monte: ti aiuta la guida su come capire cosa vuoi davvero.

Quali domande farsi a fine anno?

Domande concrete e in prima persona, divise per area: cosa è successo, cosa hai sentito, le relazioni, cosa hai imparato, cosa lasci e cosa porti. Qui sotto ne trovi trenta, sei per area. Non serve rispondere a tutte: scegline due o tre per area, quelle che ti fanno fermare un attimo prima di rispondere.

Copiale come sono e rispondi per iscritto, anche con poche righe. Se una domanda ti mette a disagio, mettici accanto un asterisco e tornaci alla fine: spesso è quella che conta.

Cosa è successo

  1. Quali sono i tre momenti dell'anno che ricorderò tra dieci anni?
  2. Cosa è cambiato rispetto a dodici mesi fa: casa, lavoro, abitudini, persone?
  3. Quale giornata rivivrei volentieri, e quale è stata la più pesante?
  4. Cosa ho fatto per la prima volta?
  5. Cosa immaginavo a gennaio, e com'è andata davvero?
  6. A cosa ho dato più tempo, e a cosa avrei voluto darne di più?

Cosa ho sentito

  1. Se dovessi descrivere quest'anno con tre parole, quali sceglierei?
  2. Quale emozione è tornata più spesso, e in quali momenti?
  3. Quando ho provato più leggerezza, e cosa c'era intorno a me?
  4. Cosa mi ha tolto più energia di quanta ne meritasse?
  5. Quale paura ha frenato le mie scelte, e quanto era fondata?
  6. Per cosa provo orgoglio, anche se nessuno l'ha notato?

Le relazioni

  1. Chi c'è stato quando ne avevo bisogno?
  2. Quale relazione è cresciuta quest'anno, e quale si è allontanata?
  3. Chi vorrei ringraziare, e non l'ho ancora fatto?
  4. Cosa ho dato alle persone vicine, e cosa ho ricevuto?
  5. Cosa ho lasciato in sospeso con qualcuno: una parola, una scusa, una telefonata?
  6. Quale persona nuova è entrata nella mia vita, e cosa mi ha portato?

Cosa ho imparato

  1. Cosa so oggi che dodici mesi fa non sapevo?
  2. Quale errore mi ha insegnato di più?
  3. Quale idea su di me si è rivelata sbagliata?
  4. Cosa ho affrontato meglio di quanto pensassi?
  5. Su cosa ho cambiato idea, e perché?
  6. Quale consiglio darei alla persona che ero a gennaio?

Cosa lascio e cosa porto

  1. Cosa lascio in quest'anno: un'abitudine, un pensiero, un peso?
  2. Quale impegno posso togliere, per fare spazio?
  3. Cosa funziona già, e voglio portare con me così com'è?
  4. Cosa voglio avere di più nelle mie giornate, e cosa di meno?
  5. Quale piccola cosa, ripetuta per un anno, farebbe la differenza?
  6. Quale frase vorrei poter scrivere tra dodici mesi, guardando indietro?

Per continuare a scrivere anche a gennaio, trovi altre domande divise per tema nelle 100 domande per conoscere se stessi.

Come si fa un bilancio emotivo di fine anno?

Guardi l'anno attraverso le emozioni invece che attraverso i risultati. Scrivi i mesi uno sotto l'altro, accanto a ognuno l'emozione che ricordi più forte, con una parola precisa e non solo «bene» o «male». Poi cerchi quelle che tornano: ti dicono cosa ti ha dato energia e cosa te l'ha tolta.

Un bilancio fatto solo di risultati diventa una pagella. Il bilancio emotivo fa un'altra domanda: non cosa hai ottenuto, ma come l'hai vissuto. Le emozioni che tornano possono indicare dove stanno i tuoi bisogni. Ecco un esercizio di venti minuti, la mappa emotiva dell'anno.

  1. Un'emozione per mese. Accanto a ogni mese, quella che ricordi più forte. Se dodici righe sono troppe, usa le stagioni.
  2. Una parola precisa. Non «stress», ma ansia, fretta, frustrazione o stanchezza: chiedono risposte diverse.
  3. Un segno. Un «+» se quel periodo ti ha dato energia, un «-» se te l'ha tolta. Vanno bene anche tutti e due.
  4. Quelle che tornano. Cerchia le emozioni che compaiono tre volte o più: cosa avevano in comune quei mesi?

Se le parole non arrivano, ti serve un vocabolario: la ruota delle emozioni di Plutchik ne mette in fila decine, dalle più lievi alle più intense.

Un esempio, costruito per questa guida (non è la pagina di una persona reale):

Gennaio: entusiasmo (+). Marzo: fretta (-). Aprile: sollievo, il progetto è finito (+). Giugno: leggerezza, il viaggio con mia sorella (+). Settembre: fretta (-). Novembre: di nuovo fretta, e frustrazione (-). La fretta torna tre volte, sempre nei mesi in cui ho detto sì a tutto.

Qui la fretta non è un tratto del carattere: è il prezzo dei troppi sì. Se ti riconosci, leggi come imparare a dire di no senza sentirti in colpa.

Il bilancio emotivo è più facile se durante l'anno tieni traccia di come stai: il diario delle emozioni spiega come farlo, con esempi.

Come trasformare il bilancio in intenzioni per l'anno nuovo?

Scegli da una a tre intenzioni, non una lista di propositi. Ognuna nasce da una risposta del bilancio, dice cosa vuoi fare di più invece di cosa vuoi eliminare e ha un primo passo legato a un momento preciso: «quando succede questo, faccio quello». Meglio poche e concrete che tante e vaghe.

I propositi, però, non sono inutili: conta come li scrivi, e cosa fai prima. John Norcross e colleghi (2002) hanno seguito per sei mesi 159 persone con un proposito di Capodanno e 123 persone che volevano cambiare qualcosa di simile, ma più avanti. A sei mesi, il 46% delle prime diceva di mantenere il proposito senza interruzioni, contro il 4% delle seconde. Fra chi aveva un proposito, a prevedere il successo erano tre cose misurate prima del primo gennaio: la fiducia nelle proprie capacità, le abilità per cambiare e la disponibilità al cambiamento.

Dopo il primo gennaio, poi, chi ci riusciva usava più strategie pratiche, di pensiero e di comportamento, e meno strategie per aumentare la consapevolezza o l'emozione. In pratica: il tempo per riflettere è prima, ed è il bilancio. Da gennaio conta il primo passo.

Scrivi cosa vuoi fare, non cosa vuoi evitare

Martin Oscarsson e colleghi (2020) hanno seguito per un anno 1.066 persone con un proposito per l'anno nuovo: dopo dodici mesi, il 55% di chi ha risposto diceva di averlo mantenuto. Chi aveva un obiettivo di avvicinamento, cioè fare o cominciare qualcosa, ci riusciva più spesso di chi ne aveva uno di evitamento, cioè smettere o evitare qualcosa: 58,9% contro 47,1%.

Quindi riformula al positivo quello che hai messo tra le cose da lasciare. Non «smettere di scorrere il telefono a letto», ma «leggere dieci pagine prima di dormire». Nell'esempio di prima, la fretta dei troppi sì può diventare «tenere libera una sera a settimana».

Dai a ogni intenzione un «quando... allora...»

Resta il primo passo. Peter Gollwitzer (1999) chiama intenzioni di implementazione i piani che legano una situazione prevista a un'azione: «ogni volta che succede x, faccio y». Servono quando il difficile è passare all'azione, perché quando la situazione arriva la risposta parte quasi da sola. Le ricerche raccolte nell'articolo mostrano che questi piani favoriscono il raggiungimento degli obiettivi.

Ecco come cambia un proposito quando passa dal bilancio (esempi costruiti per questa guida).

Buon propositoIntenzionePrimo passo «quando... allora...»
Smettere di stare sempre al telefonoAvere più sere tranquilleQuando rientro a casa, metto il telefono in carica in corridoio
Basta lavorare fino a tardiChiudere la giornata a un'ora sensataQuando alle sette suona il promemoria, scrivo la lista per domani e spengo il computer
Vedere più genteColtivare due amicizie che contanoLa prima domenica del mese, scrivo a una delle due per vederci

Tieni da una a tre intenzioni, e controlla che siano tue: legate a qualcosa a cui tieni, non a ciò che suona bene. Per riconoscerlo aiuta la guida ai valori personali, con elenco ed esempi.

Se un'intenzione è un obiettivo vero, con un traguardo e una data, seguilo durante l'anno con il diario degli obiettivi e la sua revisione settimanale.

E se dal bilancio esce una domanda più grande, come «verso dove sto andando?», i percorsi di journaling guidato a capitoli ti portano dentro un tema, un capitolo alla volta.

Si può fare il bilancio anche al compleanno o a settembre?

Sì. Dicembre è il momento più comune, ma va bene qualsiasi data che per te segna un passaggio: il compleanno, settembre e il rientro, un trasloco, la fine di un lavoro o di una relazione. Conta fermarsi quando un periodo si chiude. E se scegli dicembre, meglio un giorno tranquillo che la sera del 31.

Le date di passaggio hanno un nome anche nella ricerca: effetto nuovo inizio (fresh start effect). Hengchen Dai, Katherine Milkman e Jason Riis (2014) hanno visto, in tre studi su dati reali, che le ricerche su Google della parola «dieta», gli ingressi in palestra e gli impegni presi per un obiettivo aumentano dopo l'inizio di una settimana, di un mese, di un anno o di un semestre, dopo un compleanno o una festa.

La loro ipotesi: queste date dividono il tempo in capitoli, lasciano le imperfezioni nel capitolo precedente e aiutano a guardare la propria vita nel suo insieme. È lo sguardo che chiede un bilancio. Scegli il passaggio che per te conta di più:

  • Il compleanno. È il tuo capodanno personale. Puoi chiudere il bilancio con una lettera al te del futuro, da riaprire al compleanno successivo.
  • Settembre. Nello studio compare anche l'inizio di un semestre: per chi vive con i ritmi della scuola o del lavoro, settembre è un inizio vero.
  • La fine di un periodo. Un lavoro lasciato, una relazione finita, un trasloco: il bilancio aiuta a chiudere prima di ripartire, e la guida su come affrontare un cambiamento scrivendo ti accompagna nel mezzo.
  • Ogni tre mesi. Un mini bilancio di un quarto d'ora, con tre domande: cosa tengo, cosa cambio, cosa voglio provare. A dicembre avrai già metà del lavoro fatto.

Per una fotografia veloce delle tue aree c'è anche la ruota della vita. E se scegli dicembre, evita la sera del 31: meglio i giorni tranquilli fra Natale e Capodanno, o la prima settimana di gennaio.

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Come fare il bilancio se è stato un anno difficile?

Con più gentilezza e meno domande. Guarda anche cosa ti ha tenuto in piedi, non solo cosa è andato storto. Scrivi in sessioni brevi, fermati quando pesa troppo e non forzare la gratitudine. A volte l'intenzione giusta per l'anno nuovo è riposare o chiedere aiuto, ed è un'intenzione vera quanto le altre.

Ci sono anni che non vorresti mettere in bilancio: un lutto, una malattia, un lavoro perso, una separazione, mesi in cui l'obiettivo era arrivare a sera. Con anni così, un bilancio tra obiettivi raggiunti e mancati sarebbe crudele.

Cambia le domande. Invece di «cosa ho ottenuto?», chiediti: cosa ho attraversato? Chi o cosa mi ha tenuto in piedi? Cosa ho fatto, anche di piccolo, per prendermi cura di me? Sono domande che non negano il dolore: gli mettono accanto quello che ha resistito.

Notare le cose buone ha un senso. Negli studi di Robert Emmons e Michael McCullough (2003), chi elencava ogni settimana o ogni giorno le cose per cui provava gratitudine mostrava più benessere di chi scriveva di seccature, di eventi neutri o di confronti con gli altri: su diverse misure, non su tutte. Il risultato più solido riguardava le emozioni positive.

Ma non serve fingere: se l'unica cosa buona che ricordi è il caffè di stamattina, va bene così. Per farne un'abitudine gentile c'è il diario della gratitudine, con esercizi pratici.

Se quest'anno ti ha portato via una persona, vai piano, soprattutto nei giorni delle feste: c'è una guida su come scrivere per elaborare un lutto.

Se un evento pesa più degli altri, non chiudere il conto in una sera: dagli uno spazio a parte, per esempio con la scrittura espressiva secondo il metodo Pennebaker. E come intenzione, a volte la più ambiziosa è «l'anno prossimo mi tratto meglio».

Quali errori evitare nel bilancio di fine anno?

I più comuni sono cinque: trasformarlo in una pagella, confrontarti con l'anno degli altri, fermarti ai fatti senza le emozioni, chiudere con dieci propositi e farlo di fretta la sera del 31. Ognuno ha un rimedio semplice: domande gentili, il tuo metro, un'emozione per ogni fatto, poche intenzioni, un'ora tranquilla.

  • La pagella. Se il bilancio diventa un elenco di colpe, sta parlando il critico interiore: riconoscerlo è il primo passo per rispondergli.
  • Il confronto. A dicembre arrivano i riepiloghi dell'anno degli altri, pieni di viaggi e traguardi. Il tuo bilancio si misura con il tuo anno. Se il confronto ti prende spesso, leggi come smettere di paragonarti agli altri.
  • Solo fatti, o solo emozioni. La cronaca dell'anno non basta, e nemmeno lo sfogo. Accanto a ogni fatto importante, scrivi cosa hai provato.
  • Dieci propositi. Una lista lunga si disperde in fretta. Tieni le intenzioni che contano e sposta il resto in una pagina «forse più avanti».
  • La fretta. Un bilancio fatto tra un brindisi e l'altro resta in superficie. Meglio un'ora tranquilla, anche divisa in tre sere.

Poi conserva il bilancio e rileggilo prima del prossimo: vedrai cosa è cambiato, e cosa no. Sarà anche più facile se scrivi un po' durante l'anno. Se fai fatica a cominciare, leggi come iniziare un diario anche se non sai cosa scrivere.

Quando è il caso di parlarne con un professionista?

Quando il bilancio porta a galla un peso che non se ne va. Se da settimane l'umore è basso, dormi male o non hai voglia di vedere nessuno, se un evento dell'anno torna di continuo o se scrivere ti lascia peggio per giorni, parlane con il tuo medico o con uno psicologo o una psicologa.

Il bilancio di fine anno è un esercizio di scrittura, non una cura. A volte, però, guardare indietro porta a galla cose che da sole non passano. Vale la pena chiedere aiuto a una persona preparata se:

  • da settimane l'umore è basso, o l'ansia ti toglie il sonno e la concentrazione;
  • un evento dell'anno torna di continuo e non riesci a uscirne;
  • dopo aver scritto stai peggio per giorni, non per un'ora;
  • le feste rendono più pesante una solitudine che dura da mesi.

La scrittura può accompagnare quel percorso, non sostituirlo. Se arrivano pensieri di farti del male, non aspettare: chiedi aiuto subito, al tuo medico o al 112.

Come ti aiuta Deva?

Il bilancio più facile è quello che si costruisce durante l'anno, e Deva lavora così. Ti fa una domanda alla volta, ti accompagna fino a cinque domande verso la radice di quello che scrivi e dopo ogni diario ti rimanda una riflessione. Nel tempo ti mostra le emozioni che tornano, l'andamento e la mappa delle tue aree; in «Il tuo focus» individua un blocco ricorrente con tre passi pratici. Con l'account gratuito hai 3 diari con la riflessione e un percorso guidato a capitoli, come «Trovare la tua Missione». Prova Deva gratis.

Fonti

  • Dai, H., Milkman, K. L., e Riis, J. (2014). The fresh start effect: Temporal landmarks motivate aspirational behavior. Management Science, 60(10), 2563-2582. doi.org/10.1287/mnsc.2014.1901
  • Emmons, R. A., e McCullough, M. E. (2003). Counting blessings versus burdens: An experimental investigation of gratitude and subjective well-being in daily life. Journal of Personality and Social Psychology, 84(2), 377-389. doi.org/10.1037/0022-3514.84.2.377
  • Gollwitzer, P. M. (1999). Implementation intentions: Strong effects of simple plans. American Psychologist, 54(7), 493-503. doi.org/10.1037/0003-066X.54.7.493
  • Norcross, J. C., Mrykalo, M. S., e Blagys, M. D. (2002). Auld lang syne: Success predictors, change processes, and self-reported outcomes of New Year's resolvers and nonresolvers. Journal of Clinical Psychology, 58(4), 397-405. doi.org/10.1002/jclp.1151
  • Oscarsson, M., Carlbring, P., Andersson, G., e Rozental, A. (2020). A large-scale experiment on New Year's resolutions: Approach-oriented goals are more successful than avoidance-oriented goals. PLOS ONE, 15(12), e0234097. doi.org/10.1371/journal.pone.0234097
  • Pennebaker, J. W. (1997). Writing about emotional experiences as a therapeutic process. Psychological Science, 8(3), 162-166. doi.org/10.1111/j.1467-9280.1997.tb00403.x

Domande frequenti

Quanto tempo ci vuole per fare un bilancio di fine anno?

Per un bilancio completo bastano da una a due ore. Puoi farlo in una volta sola o dividerlo in tre sere, una per passo: guardare indietro, riconoscere, scegliere. Se hai poco tempo, venti minuti e sei domande sono già un buon inizio: una per area, più una per le intenzioni. Conta di più farlo con calma, in un momento tranquillo, che rispondere a tutte e trenta le domande.

Si può fare il bilancio di fine anno in coppia o con gli amici?

Sì, e può diventare un piccolo rito. Scegliete insieme cinque o sei domande, scrivete in silenzio per dieci minuti e poi leggete ad alta voce solo quello che vi va di condividere. Le domande sulle relazioni e su cosa portare nell'anno nuovo funzionano bene anche a voce, a cena. Tieni però una parte del bilancio solo per te: certe risposte sono più sincere se nessuno le leggerà.

Come fare un bilancio della propria vita?

Con lo stesso metodo, su un arco più lungo. Invece dei dodici mesi, dividi la tua vita in capitoli: gli studi, i lavori, le case, le relazioni importanti. Per ogni capitolo scrivi i fatti, cosa hai provato e cosa hai imparato. Poi guarda cosa torna da un capitolo all'altro. Non serve farlo in una sera: un capitolo alla volta, anche in più settimane, rende il lavoro più leggero.

Come chiudere l'anno in bellezza?

Con un piccolo rito invece che con una lista. Rileggi il tuo bilancio e scegli la frase che riassume l'anno. Manda un messaggio sincero a una persona che c'è stata. Scrivi su un foglio cosa lasci, e mettilo via. Poi scrivi le tue intenzioni, da una a tre, e conservale dove le ritroverai a gennaio. Basta mezz'ora tranquilla, e non deve essere per forza la sera del 31.

Quali frasi scrivere per il bilancio di fine anno?

Più delle citazioni famose, aiutano le frasi tue. Prova a completare tre inizi: «Quest'anno ho imparato che...», «In quest'anno lascio...», «Nell'anno nuovo porto con me...». Scrivi di getto, poi tieni la versione più semplice. Se vuoi condividerla con qualcuno o sui social, va bene, ma scrivila prima per te: una frase che suona bene e una frase vera non sempre coincidono.

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