← Torna a tutti gli articoli

Lettera di gratitudine e riconoscenza: come scriverla (con esempi)

Come si scrive una lettera di gratitudine che arriva davvero: l'esercizio della visita di gratitudine, cosa ha misurato la ricerca, i passi e gli esempi da adattare.

Di Sara·5 fonti verificate

Guida divulgativa: non è una diagnosi e non sostituisce il parere di uno psicologo o di un medico.

Lettera di gratitudine e riconoscenza: come scriverla (con esempi)Journaling guidato · gratisPercorso «Sbloccare la Mentalità dell'Abbondanza»
In breve

Per scrivere una lettera di gratitudine e riconoscenza scegli una persona precisa, racconta un fatto concreto che ha fatto per te, di' che cosa ha cambiato e chiudi senza chiedere nulla in cambio. Bastano una pagina e un episodio vero. Nello studio di Seligman e colleghi (2005) la «visita di gratitudine» ha dato i cambiamenti positivi più grandi, per circa un mese. Qui trovi i passi, cinque esempi da adattare, le frasi per aprire e chiudere, gli errori da evitare e quando chiedere aiuto.

Cos'è una lettera di gratitudine e riconoscenza?

Una lettera di gratitudine e riconoscenza è un testo che scrivi a una persona precisa per dirle che cosa ha fatto per te, come l'hai vissuto e che cosa è cambiato dopo. Non è un biglietto di cortesia: è un grazie con un fatto dentro, che l'altra persona può rileggere quando vuole.

Probabilmente c'è una persona a cui non hai mai detto grazie come si deve: un insegnante, un genitore, un'amica o un amico che c'era nei momenti difficili. Se tieni un diario della gratitudine, forse compare già nelle tue pagine. La lettera è il passo dopo: la gratitudine non resta annotata, arriva a qualcuno.

Gratitudine e riconoscenza si sovrappongono e si usano spesso insieme. Per scrivere conviene distinguerle. La gratitudine è ciò che senti quando ricevi un bene. La riconoscenza è il gesto di riconoscerlo apertamente, a parole o con un'azione. Una lettera le tiene insieme.

L'esercizio più noto si chiama «visita di gratitudine». Nello studio di Martin Seligman e colleghi (2005) i partecipanti avevano una settimana per scrivere una lettera di gratitudine e consegnarla di persona. Il destinatario doveva essere qualcuno che era stato particolarmente gentile con loro e che non avevano mai ringraziato davvero. Era uno di cinque esercizi, confrontati con un esercizio di controllo.

Qui la consegna di persona è una possibilità, non un obbligo. È un modo di scrivere con un'intenzione precisa, come nel metodo 369, ma con un'intenzione sola e un destinatario: far arrivare un grazie vero a una persona.

Cosa dice la ricerca sull'esprimere gratitudine?

Gli studi indicano che esprimere gratitudine per iscritto di solito fa bene a entrambi. Chi scrive riporta più felicità e soddisfazione di vita; chi riceve prova emozioni più positive di quanto chi scrive immagini. Gli effetti, però, sono modesti: la lettera è un gesto che aiuta, non una cura.

Per chi scrive. Nello studio di Toepfer, Cichy e Peters (2012), 219 uomini e donne hanno scritto tre lettere di gratitudine in tre settimane, e il loro cambiamento è stato confrontato con quello di chi non scriveva. Secondo gli autori, le lettere hanno aumentato felicità e soddisfazione di vita e ridotto i sintomi depressivi.

Per chi riceve. Nei tre esperimenti di Kumar e Epley (2018) i partecipanti scrivevano una lettera di gratitudine e prevedevano come l'avrebbe vissuta il destinatario; poi i destinatari raccontavano come si erano sentiti davvero. Chi scriveva sottovalutava quanto il motivo del grazie avrebbe sorpreso, sopravvalutava l'imbarazzo e sottovalutava quanto sarebbero state positive le emozioni di chi riceveva. Per gli autori, questo può trattenere dal dire grazie.

Ne ricaviamo un'indicazione pratica: scrivi il motivo preciso del tuo grazie, perché è ciò che l'altra persona si aspetta di meno. E se ti frena l'imbarazzo, in quegli esperimenti era previsto più grande di quello provato.

Il picco e il suo limite. Tornando a Seligman e colleghi (2005): subito dopo la settimana di esercizio, chi aveva fatto la visita di gratitudine era più felice e aveva meno sintomi depressivi, con i cambiamenti positivi più grandi di tutto lo studio. Erano ancora visibili a una settimana e a un mese dalla fine dell'esercizio; a tre mesi non c'era più differenza rispetto al punto di partenza.

Il campione: 577 adulti che si erano offerti online, quasi tutti con una formazione dopo il diploma. Gli autori lo indicano come un limite. Notano anche che una visita formale può essere poco pratica da ripetere con regolarità, ma che quasi tutti possono trovare ogni giorno un momento per dire a qualcuno, con cura e sincerità, quanto lo apprezzano.

E in generale? Emmons e McCullough (2003) hanno confrontato elenchi di cose per cui essere riconoscenti con elenchi di fastidi o di eventi neutri: più benessere in diverse misure, non in tutte, e l'effetto più solido sulle emozioni positive. La meta-analisi di Davis e colleghi (2016) è più prudente: gli esercizi di gratitudine hanno fatto meglio di chi non faceva nulla e di un'attività di confronto, con differenze contenute, ma non meglio di un'altra attività psicologicamente attiva. Per un quadro più ampio c'è la guida ai benefici del journaling secondo la scienza.

Lettera di gratitudine, lettera di ringraziamento, biglietto o diario: che differenza c'è?

La lettera di gratitudine è lunga circa una pagina e va a una persona sola, per un fatto che ha cambiato qualcosa. La lettera di ringraziamento è più breve e formale, per un aiuto ricevuto. Il biglietto è un grazie di cortesia. Il diario della gratitudine non ha destinatario: lo scrivi per te.

FormatoA cosa serveLunghezzaDestinatario
Lettera di gratitudineDire che cosa un gesto ha cambiato per teCirca una paginaUna persona sola
Lettera di ringraziamentoRingraziare per un aiuto, con tono più formaleMezza pagina o menoCollega, capo, insegnante
Biglietto di ringraziamentoUn grazie di cortesia per un gesto o un regaloDue o tre righeChi ti ha fatto il gesto
Diario della gratitudineAllenare l'attenzione a ciò che va benePoche righeNessuno: lo scrivi per te

Non sono alternative: si aiutano. Il diario ti fa accorgere di chi merita una lettera. Se la gratitudine che vuoi dire è rivolta a te, c'è la guida alla lettera a se stessi.

Come si scrive una lettera di gratitudine, passo per passo?

Per scrivere una lettera di gratitudine scegli una persona sola, racconta un episodio preciso, di' che cosa ha cambiato per te, chiudi senza chiedere nulla e decidi come consegnarla. Basta una pagina. È meglio un solo ricordo ben descritto che un elenco di motivi generici.

1. Scegli una persona sola

Parti da chi c'era quando ne avevi bisogno e non hai mai ringraziato come si deve. Se ne hai in mente molte, comincia da una. Se non sai quale forma di grazie l'altra persona apprezzerebbe di più, il test sui linguaggi dell'amore spiega la differenza tra chi dà più peso alle parole e chi preferisce gesti o tempo insieme.

2. Racconta cosa è successo, di preciso

Descrivi una scena, non una qualità. Non «sei una persona generosa», ma «la sera in cui ho perso l'ultimo treno hai guidato fino alla stazione alle due di notte e non hai chiesto niente». Per trovare la scena, rispondi per iscritto a tre domande:

  • Quando è successo e dove eravamo?
  • Che cosa ha detto o fatto, esattamente?
  • Che cosa sarebbe successo senza quel gesto?

Se non ti viene in mente nessuna scena, parti dagli spunti per il diario e guarda chi compare.

3. Di' cosa ha cambiato per te

È la parte che solo tu puoi scrivere. Che cosa è cambiato dopo quel gesto? Che cosa fai oggi, o hai smesso di fare, per via di quello? Se non lo sai, scrivi di getto per cinque minuti e sottolinea la frase che ti sorprende. Per guardarti da fuori aiutano le domande per conoscere se stessi.

Nomina anche l'emozione, non solo «grazie»: sollievo, fiducia, tenerezza. Se ti mancano le parole, la ruota delle emozioni ti dà un vocabolario più ampio.

4. Chiudi senza chiedere niente

Una lettera di gratitudine non è il posto per una richiesta, una correzione o un «però». Chiudi con una frase che lascia libera l'altra persona: «Non ti chiedo niente, volevo solo che sapessi dove è arrivato il tuo gesto».

5. Decidi come consegnarla

Hai più strade. Di persona, leggendola ad alta voce, come nelle versioni più diffuse dell'esercizio: è la più intensa e la più impegnativa. Di persona, consegnandola e lasciando che la legga con calma. Per posta, o in una busta messa dove la troverà. Con un messaggio, se la persona è lontana. Qualunque strada scegli, non aspettare una risposta: il gesto è già completo.

6. Rileggi, taglia, firma

Lasciala riposare qualche ora. Poi rileggila cercando ogni frase che non diresti ad alta voce, e taglia. Controlla che nessuna riga nasconda una richiesta. Firma con il nome con cui l'altra persona ti chiama.

Quali esempi di lettera di gratitudine puoi adattare?

Ecco cinque esempi di lettera di gratitudine: a un genitore, a un'amica o un amico, a un insegnante, a un capo e a una persona che non c'è più. Sono scritti per questa guida, non sono lettere vere: tieni la forma e sostituisci i dettagli con i tuoi.

1. A un genitore

Cara mamma, a quattordici anni ho smesso di suonare la chitarra e tu non hai fatto commenti: l'hai lasciata nell'angolo del salotto, senza polvere, per anni. Allora mi sembrava indifferenza. Oggi capisco che era il tuo modo di dirmi che potevo tornare quando volevo. L'ho ripresa a trent'anni, e ogni volta che la accordo penso a quella pazienza. Mi ha insegnato che non devo finire tutto per meritare affetto. Grazie per quella chitarra rimasta lì.

Cosa funziona. Un solo episodio, un'interpretazione che cambia nel tempo («allora» e «oggi») e l'effetto sulla vita di adesso.

2. A un'amica o a un amico

Caro Davide, l'inverno in cui ho perso il lavoro mi hai scritto ogni domenica sera: «Come va? Rispondi solo se ti va». Non ho risposto quasi mai, e non me l'hai mai fatto pesare. Quei messaggi erano la prova che esistevo anche senza un ruolo. Allora non ti ho ringraziato perché non avevo le parole. Le ho adesso: grazie per la regolarità, per quel «solo se ti va», per non aver mai provato a sistemarmi. Quando vuoi, ti offro una cena e ti racconto com'è andata a finire.

Cosa funziona. Riporta le parole esatte, spiega perché il grazie arriva tardi e chiude con un gesto piccolo invece che con una promessa grande.

3. A un insegnante o a un mentore

Gentile professoressa Bianchi, ero nella sua classe di italiano nel 2009. Una volta mi ha restituito un tema con una sola frase a margine: «Questa riga è tua, il resto è di tutti». Quel giorno ho capito che scrivere vuol dire scegliere. Oggi scrivo per lavoro e ripeto quella frase ogni volta che rileggo un testo. Non so se si ricorda di me. Volevo che sapesse che cosa ne è stato di quella riga. La ringrazio per l'attenzione che dava ai nostri temi. Con stima,

Cosa funziona. Dà del Lei, resta breve, cita una frase vera e racconta che cosa ne è stato.

4. A un capo o a un collega

Caro Luca, a marzo mi hai affidato il progetto Rossi senza chiedermi un aggiornamento al giorno. Non me l'aspettavo, e ho capito che ti fidavi. Da allora lavoro in un altro modo: decido, mi prendo la responsabilità e, quando sbaglio, te lo dico per primo. Volevo ringraziarti per iscritto, perché in riunione non è il momento giusto. Grazie per la fiducia e per come l'hai data: senza farmela pesare.

Cosa funziona. Nomina un'occasione precisa, dice che cosa è cambiato e non contiene richieste, nemmeno velate. Per un collega vale lo stesso schema.

5. A una persona che non c'è più

Questa è per un lutto. Scrivila solo se senti di poterlo fare: non c'è una data giusta.

Caro nonno, oggi ho fatto il tuo sugo della domenica. Ho salato troppo, come ogni volta, e come ogni volta ho sentito la tua voce: «Assaggia prima di salare, la fretta si sente». Non ti ho ringraziato per le ore passate in cucina con me, perché mi sembrava normale che ci fossi. Oggi so che non lo era. Quando cucino per qualcuno ti sento accanto. Grazie per avermi insegnato ad aspettare.

Cosa funziona. Un gesto quotidiano come ponte, le parole dell'altro riportate com'erano, la gratitudine detta al presente. Se il lutto è recente, la gratitudine può arrivare dopo: per quel momento c'è la guida a scrivere per elaborare un lutto.

Quali frasi di gratitudine e riconoscenza usare per iniziare e per chiudere?

Per iniziare servono frasi che dicono subito di che cosa si tratta: «Ci sono cose che non ti ho mai detto, e questa è una». Per chiudere vanno bene frasi che non chiedono risposta: «Non devi rispondere, volevo solo che lo sapessi». Qui ne trovi altre, scritte per questa guida: usale come ponte verso un fatto vero.

Dopo la frase di apertura serve subito il fatto. Cambia le parole finché non suonano come le tue.

Frasi per iniziare

  • «Mi è tornata in mente una sera di tanti anni fa, e ho pensato a te.»
  • «Ti scrivo perché ho capito solo adesso quanto ha contato quel gesto.»
  • «Non so se ti ricordi di quel giorno. Io sì, quasi ogni settimana.»
  • «Volevo ringraziarti per iscritto, perché a voce non ci riesco.»
  • «Se oggi faccio quello che faccio, il merito è anche tuo.»

Frasi per chiudere

  • «Non devi rispondere: volevo solo che lo sapessi.»
  • «Grazie per quello che hai fatto, e per come l'hai fatto.»
  • «Quel gesto per me non è mai stato scontato.»
  • «Ti penso con riconoscenza.»
  • «Grazie. Questa volta l'ho detto.»

Se cerchi frasi da ripetere a te, e non da consegnare a un'altra persona, c'è la guida alle affermazioni positive.

Praticare la gratitudine non richiede una lettera al mese: la stessa forma, fatto, effetto e chiusura leggera, funziona anche per un messaggio di tre righe. Se vuoi farne un'abitudine di scrittura, parti dalla guida al journaling.

Journaling guidato · gratis

Prova per 7 giorni il percorso «Sbloccare la Mentalità dell'Abbondanza»

Deva ti fa una domanda alla volta, rilancia su quello che scrivi e alla fine ti restituisce cosa è emerso. Il percorso è già dentro Deva Mastery ed è gratis.

Oggi, capitolo 1: Dove sei adesso · 6 capitoli, uno al giorno

Inizia il percorso gratis →Cos'è il journaling guidato →

Account gratuito, senza carta. Il percorso si apre appena ti iscrivi.

Quali errori svuotano una lettera di gratitudine?

Una lettera di gratitudine si svuota quando è generica («grazie per tutto»), quando nasconde una richiesta, quando mescola il grazie a un rimprovero o quando è scritta per fare bella figura. Si salva tornando a un fatto concreto, a ciò che è cambiato per te e a una chiusura che lascia libera l'altra persona.

  • Il grazie per tutto. «Grazie per tutto quello che hai fatto» non dice niente a nessuno. Quel «tutto» è fatto di momenti: scegline uno.
  • Il grazie con il conto. «Ti ringrazio, e adesso potresti...» trasforma il dono in uno scambio. Se hai una richiesta, falla in un altro momento.
  • Il grazie con il però. Una frase come «Grazie, anche se allora mi hai fatto soffrire» contiene due lettere in una. Se dentro c'è anche rancore, scrivi prima una lettera che non spedirai e poi decidi che cosa tenere.
  • La lettera scritta per l'effetto. Se la scrivi per fare bella figura o per ottenere una risposta, si sente. Chiediti: la scriverei anche se nessuno lo sapesse?

Resta un errore a parte: forzare la gratitudine. Se mentre scrivi senti soprattutto rabbia, fatica o senso di colpa, non hai sbagliato niente: è un'informazione. Per il rancore c'è la guida a scrivere per perdonare, senza forzarti.

Quando è il caso di parlarne con un professionista?

È il caso di parlarne con un professionista quando la gratitudine copre un dolore che ha bisogno d'altro: una persona che ti ha fatto del male, un lutto che non si muove, una tristezza che dura da settimane. La lettera può accompagnare un percorso, non lo sostituisce, e non serve a mettere a tacere ciò che senti.

La gratitudine non è un dovere. Non devi ringraziare chi ti ha fatto del male, né provare riconoscenza quando dentro c'è altro. Forzarla può solo aggiungere il senso di colpa per non riuscirci. Ecco quando è il momento di chiedere aiuto:

  • scrivere a quella persona ti fa stare male, o ti arrivano soprattutto rabbia, paura o vergogna;
  • il lutto è recente e ogni ricordo fa troppo male, oppure il dolore non si muove da molto tempo;
  • da settimane dormi male, mangi in modo diverso dal solito o fai fatica a concentrarti;
  • usi la gratitudine per non sentire ciò che provi davvero.

Puoi partire dal medico di base, che può indirizzarti, o cercare direttamente una psicologa o uno psicologo. La scrittura può affiancare quel lavoro, non sostituirlo: ne parla la guida sulla scrittura terapeutica. Se compaiono pensieri di farti del male, non aspettare: parlane subito con il medico o chiama il 112.

Come ti aiuta Deva?

Il passo più difficile è partire. Racconta a Deva, il Tutor del tuo diario, la persona a cui vorresti scrivere. Ti fa una domanda alla volta, fino a cinque, verso la radice di quello che senti, e le tue risposte possono diventare la prima bozza della lettera. Tra i Percorsi a capitoli, «Sbloccare la Mentalità dell'Abbondanza» ha un capitolo, «Ciò che già hai», che parte dal riconoscere quanto c'è già.

Deva non fa diagnosi e non sostituisce un professionista. Account gratuito, senza carta: 3 diari con la riflessione e 1 Percorso completo. Prova il Percorso gratis.

Fonti

  • Davis, D. E., Choe, E., Meyers, J., Wade, N., Varjas, K., Gifford, A., Quinn, A., Hook, J. N., Van Tongeren, D. R., Griffin, B. J., e Worthington, E. L. (2016). Thankful for the little things: A meta-analysis of gratitude interventions. Journal of Counseling Psychology, 63(1), 20-31. doi.org/10.1037/cou0000107
  • Emmons, R. A., e McCullough, M. E. (2003). Counting blessings versus burdens: An experimental investigation of gratitude and subjective well-being in daily life. Journal of Personality and Social Psychology, 84(2), 377-389. doi.org/10.1037/0022-3514.84.2.377
  • Kumar, A., e Epley, N. (2018). Undervaluing gratitude: Expressers misunderstand the consequences of showing appreciation. Psychological Science, 29(9), 1423-1435. doi.org/10.1177/0956797618772506
  • Seligman, M. E. P., Steen, T. A., Park, N., e Peterson, C. (2005). Positive psychology progress: Empirical validation of interventions. American Psychologist, 60(5), 410-421. doi.org/10.1037/0003-066X.60.5.410
  • Toepfer, S. M., Cichy, K., e Peters, P. (2012). Letters of gratitude: Further evidence for author benefits. Journal of Happiness Studies, 13(1), 187-201. doi.org/10.1007/s10902-011-9257-7

Domande frequenti

Come si scrive una lettera di gratitudine?

Scegli una persona sola, racconta un episodio preciso in cui ha fatto qualcosa per te, di' che cosa è cambiato dopo e chiudi senza chiedere nulla in cambio. Poi decidi come consegnarla: di persona, letta ad alta voce, per posta o con un messaggio. Basta una pagina. Meglio un solo ricordo ben descritto che un elenco di motivi generici.

Che differenza c'è tra gratitudine e riconoscenza?

Nell'uso comune le due parole si sovrappongono e spesso vanno insieme. Per scrivere conviene distinguerle così: la gratitudine è ciò che senti quando ricevi un bene, la riconoscenza è il gesto di riconoscerlo apertamente, a parole o con un'azione. Una lettera le unisce: parte da quello che senti e lo dice a chi te l'ha fatto provare.

Quali frasi di gratitudine e riconoscenza posso usare in una lettera?

Per iniziare: «Mi è tornata in mente una sera di tanti anni fa, e ho pensato a te». Oppure: «Ti scrivo perché ho capito solo adesso quanto ha contato quel gesto». Per chiudere: «Grazie per quello che hai fatto, e per come l'hai fatto». Sono frasi scritte per questa guida: cambiale con i tuoi dettagli, perché una frase vale quando dietro c'è un fatto vero.

Come si scrive una lettera di ringraziamento a un collega, al capo o a un insegnante?

Resta sul concreto: nomina il progetto, il mese o la lezione, di' che cosa ha reso possibile e che effetto ha avuto sul tuo lavoro o sul tuo studio. Usa il registro che usi di solito, tu o Lei, e sii breve: mezza pagina basta. Non unire il grazie a una richiesta, come un aumento o un favore: quella va fatta in un altro momento.

La lettera di gratitudine funziona davvero?

Un po', e senza esagerare. Negli studi chi scrive lettere di gratitudine riporta più felicità e soddisfazione di vita (Toepfer, Cichy e Peters, 2012), e chi le riceve prova emozioni più positive di quanto chi scrive immagini (Kumar e Epley, 2018). Una meta-analisi, però, trova effetti contenuti e non superiori a quelli di altre attività psicologiche (Davis e colleghi, 2016). Non è una cura: è un gesto che di solito fa bene.

Journaling guidato · gratis

Prova per 7 giorni il percorso «Sbloccare la Mentalità dell'Abbondanza»

Deva ti fa una domanda alla volta, rilancia su quello che scrivi e alla fine ti restituisce cosa è emerso. Il percorso è già dentro Deva Mastery ed è gratis.

Oggi, capitolo 1: Dove sei adesso · 6 capitoli, uno al giorno

  • Gratis, senza carta
  • Pochi minuti al giorno
  • Scelto per questo argomento
Inizia il percorso gratis →Vedi tutti i 9 percorsi →

Ti iscrivi gratis e, finita la registrazione, il percorso si apre da solo.

Continua a leggere